EU refer-END-um.

Pubblicato: giugno 22, 2016 in Uncategorized

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Domani in Inghilterra si terra’ il referendum per decidere se la vecchia Britain deve rimanere o lasciare l’Unione Europea.

Da “ospite” di questa nazione dal 2009, mi sento di dire la mia sulla questione che toccherà’ noi immigrati nel caso il Brexit avesse la meglio.

Stando alle statistiche siamo in circa 7.5 milioni di poveri Cristi che risiedono in Inghilterra e rappresenta quasi il 12% della popolazione totale.

Indiani, Pakistani, Francesi, Cinesi, Polacchi, Italiani e più’, hanno deciso di trasferirsi e provare a migliorare il loro tenore di vita negli UK. Chi sta qui gia’ da anni (come me), chi invece ha da qualche mese iniziato una nuova avventura scappando da una nazione che gli stava stretta per diversi motivi.

Il nodo principale del referendum, stando a quello che dicono in Tv e sondando un po il terreno con amici e colleghi, e’ proprio il problema dell’immigrazione. L’Inghilterra e’ satura di immigrati e per questo dalla sanità ai trasporti tutto sta andando lentamente a puttane.

Ora dico io, capisco che gli Inglesi ne hanno le palle piene per ovvi motivi ma chi prenderà’ il nostro posto in futuro in caso di uscita dall’Unione?

Molti ristoranti locali, piccoli e grandi centri commerciali, il loro stesso servizio sanitario NHS (dove il 36% dei medici viene dall’estero) si ritroverebbero di punto in bianco ad investire in personale english-born, offrendo quindi queste posizioni ai “legittimi” pretendenti. E ci può’ anche stare se solo gli inglesi non fossero inglesi e la smettessero di snobbare certi tipi di employment.

In breve: Gli inglesi ne hanno fin sopra la testa di ricevere stranieri, ma anche noi facciamo girare l’economia vostra, cavolo. Chi popolerà i ristoranti italiani? camerieri, lavapiatti, e lavori più “umili” che occupano gli stranieri a chi andranno? quanto costeranno i prodotti d’oltremanica provenienti da paesi come Spagna e Francia? quanto costerà volare da e per l’Inghilterra con tanto di Visa pure.

Buh magari ho solo buttato dei numeri presi da internet e, per partito preso, ho messo in evidenza anche le mie preoccupazioni, pero’ credo che gli inglesi debbano votare con la testa e non solo con il cuore.

Poi come abbiamo sempre fatto, quel che verra’ ci prenderemo ed andremo avanti per la nostra strada. Male che vada, triplicherò i prezzi dei miei canvas SOLO ai clienti inglesi e che si fuckassero :).

Peace and Love.

 

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Problemi col nome

Pubblicato: ottobre 29, 2014 in Uncategorized
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Ebbene si, da quando mi sono trasferito definitivamente negli UK e sono venuto a contatto con gli ‘inglesi del luogo’ ho scoperto che il mio nome è un grosso problema.
La sua pronuncia più che altro.
Non sono un grande fan del mio nome, però i miei avranno avuto mille motivi per avermelo accollato così me lo tengo stretto da ben 28 anni.
Gianpiero, Gian Piero, Piero, Pieroso sono state solo alcune delle variazioni che col tempo sono state date al mio nome.
Ma qui il problema è ancora più grosso perché subentra la questione ‘pronuncia’. Ho già imparato a pronunciare il mio cognome in inglese: Lionaadi con la a allungata (perchè Loro le R nemmeno sanno a cosa servono, vedi ‘better’ = ‘betta’). Ma con il nome la strada è ancora lunga da fare, così ho preso la cattiva abitudine di farmi chiamare come capita: Jean Pierre, John, Jam, Pierre, J. E chissà perché dopo essermi presentato col mio nome, ecco la persona di turno che si esibisce in un francese più o meno osceno: Oh you are French! Bonjour. No non sono un cazzo di francese. Polish? Nemmeno -.-
Ma oggi ho deciso di dare una svolta alla mia vita. Oggi si cambia. Inglesi del cavolo da oggi dovete chiamarmi GIAMPIERO!! E se sbagliate a pronunciarlo vi correggerò all’infinito. Come ho fatto oggi con una mia cliente:
– What’s Your name?
– Giampiero
– Giampier? (O Jean Pierre)
– no, Giampiero with the final O
– Giampierro?
– Giampiero
– Giampiero
– se! (Yes, lol)
– ok Jean Pierre I’ll see you later
– I’ll see you later, my name is Giampiero tho.

Capito? Giampiero.
O Carlos.

Per i tiri tiri: con loro ho perso le speranze, per loro sono e sempre saró GIAMBIRO o JAMBI.

Northern line verso Waterloo.
Niente musica, solo un bordello di commuters che fetono a carogna.

Attesa

Pubblicato: dicembre 4, 2013 in Uncategorized
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Mentre aspetto la ‘maestrina’ al Pret di Putney, ho pensato di scrivere questa pagina.
In effetto ho un po’ abbandonato l’idea di scrivere qui, vuoi per mancanza di tempo o liscia acuta ma mi sono ripromesso di riprendere a scrivere prima o poi ed eccomi qui.
Anche quest’altro anno sta per finire, e molti fanno i resoconti di questo 2013 quasi passato. Così é tempo anche per me di ripercorrere questo indimenticabile anno.
Unico e speciale, ha avuto il suo culmine quel 18 luglio quando un “si lo voglio” ha ufficialmente sancito il cambio da Miss a Mrs di ‘Mini’. Preparativi pazzeschi per una giornata da favola, o almeno per noi, che ha visto anche diverse nazionalità riunite sotto lo stesso tetto: oltre noi onnipresenti italiani, anche brasiliani e israeliani hanno degustato le prelibatezze sicule al nostro matrimonio.
Per quanto riguarda il lavoro, mini adesso é ufficialmente una maestrina dell’asilo mentre per me non é cambiato nulla. Al solito mille responsabilità si, ma niente di nuovo. Però l’anno non é ancora finito, e magari mi ritroverò a lavorare sull’ultima frase :).
E anche quest’anno un via vai di gente é venuta a trovarci con la scusa di visitare anche la città: i rispettivi genitori e poi zii e cugini ci hanno fatto staccare la spina per qualche giorno e fatto vedere instancabilmente Londra con gli occhi da turista.
Si ficiru i 7 e ancora non c’è traccia della donna di casa, mi stanu ittannu fora dal locale.

Oh eccola, sembro un pazzo che delira -.-
Baci e abbracci, vado a salvare la mia donzella. Alla prossima

– Pret, Putney –
18:46
Chiamami Napoleone – Samuele Bersani

Ultimamente molti miei contatti su Facebook hanno condiviso un video sulle loro bacheche, mettendo fretta nel visionarlo prima che venisse rimosso: Italiano, in un supermercato in Germania, dimostrava come la vita tedesca non è poi così cara come si vocifera nonostante gli stipendi elevati.

Ecco, oggi voglio sfatare anche il mito di Londra e dei suoi “very expensive” (molto costosi) prodotti. Per quanto riguarda gli stipendi invece il minimo consentito dalla legge è di circa £6.50 l’ora; quindi un full time guadagnerebbe circa £1000 al mese, non tanto lontano dagli standard italiani con la piccola differenza che per quanto in crisi, qui ancora si trova qualche lavoretto.

Di seguito alcuni prodotti low cost, tutti ad £1 (circa euro 1,16 attualmente) fotografati ad un qualsiasi Poundland di Londra.

Pensate ancora che la vita a Londra sia cara?ImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImage

Me, il panino e il juice drink

Me, il mio panino e l’ace juice drink.

Enjoy

Video  —  Pubblicato: gennaio 18, 2013 in Uncategorized
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Lo avevano annunciato sui giornali e in tv: Ci aspetta una settimana di gelo e neve, tale da portare il livello di WARNING al massimo possibile, come accadde nel Dicembre 2010. Si consiglia, a chi puó farlo, di non uscire per recarsi a lavoro o di farlo da casa.
Lo avevano detto.
Ed io come un crasto invece ci sono andato.
Dopo essere stato svegliato alle 8 dal suono “delicato” del nostro telefono/citofono che annunciava l’arrivo dei muratori, prendo il primo bus alle 9 proprio sotto casa. Ancora non nevica da molto, ma qualche fiocco comincia a creare una coda non indifferente di auto. Prendo la metro. E ci rimango per più di 1 ora, arrivando a lavoro per le 11. Get set, ready….go!! Ma “go” un corno come sospettavo: il centro commerciale come ovviamente il suo car park sono deserti, e come dice un amico, in giro si vedono solo “walking dead employees” in cerca della prima finestra disponibile per scrutare cosa accade sul mondo esterno.
Poi il lunch break, e in tv la BBC mette in bella mostra un povero inviato gelante ricoperto di neve a commentare “comu ci sta pigghiannu u culu” (trad. A commentare la bassa temperatura).
Ma ancora ci credo e così alle 2 mi rimetto a lavoro. Nulla da fare proprio.
“Chiudiamo alle 3, la situazione non cambierà. A domani” le parole del boss pochi minuti fa.
Spengo il computer e la stampante, sciarpe e giubbotto e via rapito dalla tormenta di gelo e neve.
And once again bus e metro, così tra qualche minuto sarò al calduccio di casa.
Morale della favola: amo la neve e Londra é bellissima e romantica così, ma non si può proprio lavorare in queste condizioni. Rimpiango essere uscito di casa oggi, non ne é valsa la pena e inoltre staiu aggigghiannu (trad. Ho molto freddo).
Amo lamentarmi.

Northern line, Charing Cross
15:48
Brani casuali: “dolce sia l’estate” di Pacifico

2012 in review

Pubblicato: gennaio 12, 2013 in Uncategorized

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 2.900 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 5 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.